Ballo in Maschera organizzato dal Corpet.
Iris Carter beve del vino ma non è Iris Carter, è la donna in rosso almeno questa sera.
Parla con Abraham Murphy che non è Abraham Murphy ma è il Fantasma dell'Opera.
Una Maschera concede tanto: la possibilità di un ballo senza imbarazzo, la possibilità di lasciare la Preside in Ufficio una volta tanto ed essere solo Iris. Per una sera almeno.
Ma una Maschera, a volte, ti mette anche in posizione di svantaggio: se qualcuno ti osserva sapendo chi sei e tu invece non sai che occhi nascosti ti stanno guardando.
***
Seduta per terra, insieme a Zoe, intenta a giocare con i cubi.
" Facciamo una torre altissima. "
" Più alta di papà? "
" Ma certo. Molto di più! "
Il campanello che suona, disturbando un pomeriggio tranquillo in casa. Uno dei pochi, che si è concessa dopo aver arrestato gli schiavisti russi quella mattina in compagnia di Predator. Una mattinata decisamente divertente se non fosse che i cattivi sbattuti dietro le sbarre erano solo la feccia, il gradino più basso di un'organizzazione ben più ampia.
Piedi nudi fino ad arrivare allo spioncino ma non fa in tempo a guardare che delle ombre scivolano da sotto la porta, le circondano una gamba e la fanno cadere rovinosamente a terra con un tonfo, prendendola totalmente alla sprovvista. La porta si spalanca ed Adrien si staglia sull'uscio di casa.
" Mi sei mancata Iris "
Le ombre le stringono il collo e la sollevano, si trova con la schiena attaccata al muro.
" Adrien... Stai lontano da lei. "
Lo osserva camminare verso Zoe che guarda con gli occhi immensi, incerti se piangere o meno ma nel dubbio si fanno lucidi. " Mamma... ? "
" Prova a toccarla e giuro che ti ammazzo " Sibila fra i denti, con difficoltà perfino nel deglutire.
" Ammazzarmi Iris? sappiamo entrambi che non lo farai mai. Non che tu non ne sia capace. Ma proprio perché ne sei capace. Questo ti spaventa. Ti spaventa l'ombra che hai dentro di te, invece di accoglierla. E' il motivo per cui mi sono innamorato di te. "
Torna indietro. Almeno torna indietro.
" Non dire puttanate Adrien. Sappiamo entrambi che non sei in grado di amare nessuno. "
" Oh piccola, così mi ferisci. Non ci siamo divertiti noi due? Ed io ti conosco meglio di... chi è quell'uomo che era con te al ballo? "
Il fiato che le si mozza in gola. Lo sguardo sgranato. In quel verde umano. Decisamente umano.
" Un amico? O il tuo uomo? Perché c'è qualcuno che vive qui con te. Fai crescere la bambina con qualcuno che non è il padre. Pensa quanto soffrirà. Quante domande. Sei diventata esattamente come ti eri ripromessa di non essere... una madre degenere. "
" Lui è il padre di Zoe! Lui. Non tu! "
" E come potrebbe amare la figlia di un altro uomo? Nessun uomo potrebbe. E non ama te. Non ti conosce. Non sa... quello che io ho visto. In te. "
Le sfiora la guancia con le nocche mentre le ombre la lasciano andare. Lo afferra per il colletto e lo sbatte contro il muro di casa che si crepa dietro la sua schiena. Tossisce per il colpo. Una costola incrinata.
" Vedi? Parlavo proprio di questo. Tu sei una Dea, Iris e ti ostini a voler vivere con questa maschera da umana. Ti ostini a non capire che non devi guidare questo Mondo. Ma lo devi comandare. "
La mano che si alza, chiusa a pugno ma invece di colpire l'altra lo scaraventa lontano nella stanza. Zoe che scoppia a piangere in salone.
" Vattene all'inferno Adrien. Tu non sai proprio niente di me. Non sai niente del mio sangue. Di mia madre. Di mia figlia. Di mio marito. Vattene. "
Ripete mentre lo osserva alzarsi. Il cipiglio austero è tornato, l'orgoglio, la fierezza.
" Sai che tornerò, Iris. E' anche mia figlia. "
" Non è mai stata tua. Non sarà uno strumento per la tua sete di potere. Sarà umana. Sarà come me. O sarà più forte di entrambi ma non sarà mai come te. Non hai vinto, Adrien. E non vincerai. "
La porta che si chiude. Zoe che continua a piangere. La prende in braccio. La culla. La calma.
" Andrà tutto bene. Mamma lo promette. Era solo... la mamma gli ha messo un brutto voto. Non tornerà più. "
giovedì 18 febbraio 2016
Di una sfida
" Tu sicuramente sei uno che canta sotto la doccia. Sono brava ad indovinare le persone. "
E lui per poco non si strozza per la verità dell'intuizione.
" Tento di cantare sotto la doccia. Il risultato però è tutt'altro che soddisfacente "
E lui per poco non si strozza per la verità dell'intuizione.
" Tento di cantare sotto la doccia. Il risultato però è tutt'altro che soddisfacente "
" Ballare? Non è una cosa che faccio di solito. Beh non con i tacchi e non in pubblico. Più... a casa. Da sola. Scalza sul parquet. "
martedì 16 febbraio 2016
Accompagna Maximilian e chiude la porta dietro alle sue spalle. La delusione le spezza quel cuore troppo grande e troppo umano che si ritrova. Dopo avergli dato affetto e fiducia. La consapevolezza di non potergli più insegnare niente, perché lo ha detto ad Haze, lo disse a Ryan... non possiamo aiutare chi non vuole essere aiutato. Non può imporre la sua visione del Mondo a lui. Non può guidarlo. Non può fargli capire che deve guardare con occhi più consapevoli, deve vedere lontano, deve essere tre mosse davanti ai nemici e due davanti agli alleati.
Si avvicina alla scacchiera realizzata a mano, costosa, i pezzi intagliati nel legno. Un colpo e la rovescia. La disfatta delle pedine sia nere che bianche. Scacco matto alla Regina.
Scivola a terra contro la porta dell'Ufficio.
E' stanca. Stanca come chi si sente solo. Di una solitudine senza scampo.

sabato 13 febbraio 2016
Iris Carter è una persona seria Parte 1
Iris Carter è una persona seria
La Preside non scherza o non sa farlo.
La Preside mangia i Classer per continuare ad essere giovane e bella. Per questo motivo sono così pochi.
Carterzilla.
Signorina Rottermeier.
L'importante è che tutti lo pensino.
Lei comunque, non ha mai smentito.
La Preside non scherza o non sa farlo.
La Preside mangia i Classer per continuare ad essere giovane e bella. Per questo motivo sono così pochi.
Carterzilla.
Signorina Rottermeier.
L'importante è che tutti lo pensino.
Lei comunque, non ha mai smentito.
giovedì 14 gennaio 2016
Io - un adolescente?
Se ora, d’improvviso, si presentasse qui,dovrei salutarla come una persona cara,
benché mi sia estranea e lontana?
Versare una lacrimuccia, baciarla sulla fronte
per la sola ragione
che la nostra data di nascita è la stessa?
Siamo così dissimili
che forse solo le ossa sono le stesse,
la calotta cranica, le orbite oculari.
Perché già gli occhi è come fossero più grandi,
le ciglia più lunghe, la statura più alta
e tutto il corpo è fasciato
dalla pelle liscia, senza un’imperfezione.
In verità ci legano parenti e conoscenti,
ma nel suo mondo di questa cerchia comune
sono quasi tutti vivi,
mentre nel mio quasi nessuno.
Siamo così diverse,
i nostri pensieri e parole così differenti
Lei sa poco –
ma con un’ostinazione degna di miglior causa.
Io so molto di più
ma non in modo certo.
Mi mostra delle poesie,
scritte con una grafia nitida, accurata,
con cui io non scrivo più da anni.
Leggo quelle poesie, le leggo.
Be’, forse quest’unica,
se fosse accorciata
e corretta qua e là.
Dal resto non verrà nulla di buono.
La conversazione langue.
Sul suo modesto orologio
il tempo è ancora incerto e costa poco.
Sul mio è molto più caro ed esatto.
Per commiato nulla, un sorriso abbozzato
e nessuna commozione.
Solo quando sparisce
e nella fretta dimentica la sciarpa -
Una sciarpa di pura lana,
a righe colorate,
che nostra madre
ha fatto per lei all’uncinetto.
La conservo ancora.
" Su di te, se davvero già lo hai avuto, che segni ha lasciato questo incontro? "
L'inchiostro blu di Matt sopra il foglio a righe strappato, la scrittura poco precisa che le fa fatica decifrare ma solo all'inizio. Appoggia per sbaglio la tazza di caffè sul bordo. La rialza. Rimarrà l'alone. Labbro fra i denti. Incerte. Un foglio nuovo. Una nuova lettera. E potrebbe mentirgli ma non lo fa. Potrebbe metterci più cuore ma non lo sa. Scrive di getto. La paura di annoiarlo, quella, arriva dopo. Solo alla fine. Per quello saluta rapida e ci mette l'ironia per stemperare tutto il resto. Lo saluta. Buona gionata. Si. Forse lo ha annoiato. Forse gli insegnato. Forse si è solo raccontata e lui si è raccontato? Ci pensa. Labbro fra i denti. Forse si.
Scrivere lettere la fa sentire giovane.
lunedì 11 gennaio 2016
Lei è già lì, già gridando. Nessuno ha osato toccarla, nessuno ha osato dirle qualcosa.
" Dove sei, per gli inferi di Ade? Dove sei?! Cosa... Cosa... Non ci riesci a scendere qui Madre? O la guerra di tua figlia ti annoia?! Cosa è che mi sfugge? "
Arrabbiata come nessuno, nemmeno Marcus l'ha mai vista. La mano chiusa a pugno che si abbatte contro uno dei grandi alberi del giardino.
" Per il grande e potente Zeus! Dove è la vostra forza?! Se ci lasciate qui?! "
Ebbene si: li sta rimproverando, uno per uno. Si arroga quel diritto. Da brava Preside come se l'Olimpo non avesse fatto i compiti a casa.
" E' il VOSTRO MONDO! E lo state lasciando senza una guida! Senza forza! Non gli avete dato gli strumenti per una minaccia del genere! Non li hai dati a me! Per guidarli! Per condurli in questa battaglia! "
Ce l'ha con la Madre, con gli Dei ma soprattutto, Iris Carter questa sera, ce l'ha con sé stessa. Il respiro irregolare. Per quella furia che ha davvero molto di umano, nonostante tutto. Sta per dare un altro pugno che farebbe crollare l'albero quando Marcus l'afferra.
" Ci hanno dato gli strumenti! Ci hanno dato te: guidaci! "
Le parole di Marcus le caricano di una responsabilità che non vuole, che non ha mai chiesto ma il suo sangue canta l'inno di una guerra che sta per arrivare. Il cuore un tamburo che annuncia la battaglia. La mente torna calma, lucida, un concatenarsi di pensieri tale che è inquietantemente distaccato. Osserva Cornelia. La Guerriera le da ordini, la Madre l'abbraccia e le dice che è fiera di lei. Perché come in ogni momento importante della sua vita, è divisa a metà come il suo sangue.
Passa quelle poche ore con Zoe, con Marcus.
Passa quelle poche ore con i suoi affetti.
Non dirà addio a nessuno anche se una parte di lei le suggerisce che sarebbe il caso di farlo.
Questa notte la figlia di Athena condurrà una battaglia e farà di tutto pur di vincerla. Questa è la sua guerra e questo è il suo Mondo e quando avranno finito con Kur ed i suoi legionari capiranno di aver giurato fedeltà alla Divinità sbagliata.
" Dove sei, per gli inferi di Ade? Dove sei?! Cosa... Cosa... Non ci riesci a scendere qui Madre? O la guerra di tua figlia ti annoia?! Cosa è che mi sfugge? "
Arrabbiata come nessuno, nemmeno Marcus l'ha mai vista. La mano chiusa a pugno che si abbatte contro uno dei grandi alberi del giardino.
" Per il grande e potente Zeus! Dove è la vostra forza?! Se ci lasciate qui?! "
Ebbene si: li sta rimproverando, uno per uno. Si arroga quel diritto. Da brava Preside come se l'Olimpo non avesse fatto i compiti a casa.
" E' il VOSTRO MONDO! E lo state lasciando senza una guida! Senza forza! Non gli avete dato gli strumenti per una minaccia del genere! Non li hai dati a me! Per guidarli! Per condurli in questa battaglia! "
Ce l'ha con la Madre, con gli Dei ma soprattutto, Iris Carter questa sera, ce l'ha con sé stessa. Il respiro irregolare. Per quella furia che ha davvero molto di umano, nonostante tutto. Sta per dare un altro pugno che farebbe crollare l'albero quando Marcus l'afferra.
" Ci hanno dato gli strumenti! Ci hanno dato te: guidaci! "
Le parole di Marcus le caricano di una responsabilità che non vuole, che non ha mai chiesto ma il suo sangue canta l'inno di una guerra che sta per arrivare. Il cuore un tamburo che annuncia la battaglia. La mente torna calma, lucida, un concatenarsi di pensieri tale che è inquietantemente distaccato. Osserva Cornelia. La Guerriera le da ordini, la Madre l'abbraccia e le dice che è fiera di lei. Perché come in ogni momento importante della sua vita, è divisa a metà come il suo sangue.
Passa quelle poche ore con Zoe, con Marcus.
Passa quelle poche ore con i suoi affetti.
Non dirà addio a nessuno anche se una parte di lei le suggerisce che sarebbe il caso di farlo.
Questa notte la figlia di Athena condurrà una battaglia e farà di tutto pur di vincerla. Questa è la sua guerra e questo è il suo Mondo e quando avranno finito con Kur ed i suoi legionari capiranno di aver giurato fedeltà alla Divinità sbagliata.
sabato 2 gennaio 2016
Raramente si rivolge agli Dei, Iris Carter, perché non le piace chi si fa pregare. Non perché non sia convinta che, in un altro Mondo, in un'altra dimensioni, qualcuno la stia ad ascoltare.
Questa notte ha brindato al nuovo anno, ha brindato ai nuovi inizi.
Questa notte, con gli occhi aperti e vigili e che anche nel buio più cupo sono in grado di vedere, si costringe a tirare le somme di questo anno passato, come un'umana con un diverso senso del tempo farebbe.
Questa notte, consapevole di ciò che è passato e di quello che ancora deve venire, prega sua Madre.
L'unica debolezza che si concederà per tutto il 2024. O almeno, quello è il proposito per l'anno nuovo.
Fa che io sia del mio tempo e non della mia età.
Che io non mi affezioni alle idee come un avaro al suo gruzzolo,
ma ne controlli frequentemente la validità,
e soprattutto ne assicuri costantemente la “convertibilità”.
Aiutami a non prendermi troppo sul serio.
A sorridere dei miei successi come dei miei fiaschi.
Fammi guardare con simpatia a ciò che fanno gli altri,
specialmente se tentano qualcosa di cui io non avevo mai pensato,
oppure si avventurano in territori dove io non mi sono mai arrischiato.
Che sappia comprendere più che giudicare.
Apprezzare più che condannare.
Incoraggiare più che diffidare.
Fa che resista alla tentazione di “racconatarmi”.
Fammi capire che è importante ciò che faccio oggi,
non ciò che ho fatto dieci anni fa.
E gli altri hanno diritto di avere da me ciò che sono,
non ciò che sono stato.
Impedisci che faccia l’abitudine a me stesso.
A quel me stesso solito che conosco anche troppo bene
e che ormai tendo ad accettare o sopportare come si
accetta o sopporta un vecchio conoscente.
Devo “sorprendermi”.
Devo obligarmi ogni giorno, a riconoscermi nuovo,
diverso, inedito.
Devo impararmi “sconosciuto”.
Devo accettarmi “altro”.
Devo esplorarmi al di là dei confini abituali.
Devo accogliermi inaspettato.
Devo frequentarmi insolito.(*)
* : Alessandro Pronzato
Questa notte ha brindato al nuovo anno, ha brindato ai nuovi inizi.
Questa notte, con gli occhi aperti e vigili e che anche nel buio più cupo sono in grado di vedere, si costringe a tirare le somme di questo anno passato, come un'umana con un diverso senso del tempo farebbe.
Questa notte, consapevole di ciò che è passato e di quello che ancora deve venire, prega sua Madre.
L'unica debolezza che si concederà per tutto il 2024. O almeno, quello è il proposito per l'anno nuovo.
Fa che io sia del mio tempo e non della mia età.
Che io non mi affezioni alle idee come un avaro al suo gruzzolo,
ma ne controlli frequentemente la validità,
e soprattutto ne assicuri costantemente la “convertibilità”.
Aiutami a non prendermi troppo sul serio.
A sorridere dei miei successi come dei miei fiaschi.
Fammi guardare con simpatia a ciò che fanno gli altri,
specialmente se tentano qualcosa di cui io non avevo mai pensato,
oppure si avventurano in territori dove io non mi sono mai arrischiato.
Che sappia comprendere più che giudicare.
Apprezzare più che condannare.
Incoraggiare più che diffidare.
Fa che resista alla tentazione di “racconatarmi”.
Fammi capire che è importante ciò che faccio oggi,
non ciò che ho fatto dieci anni fa.
E gli altri hanno diritto di avere da me ciò che sono,
non ciò che sono stato.
Impedisci che faccia l’abitudine a me stesso.
A quel me stesso solito che conosco anche troppo bene
e che ormai tendo ad accettare o sopportare come si
accetta o sopporta un vecchio conoscente.
Devo “sorprendermi”.
Devo obligarmi ogni giorno, a riconoscermi nuovo,
diverso, inedito.
Devo impararmi “sconosciuto”.
Devo accettarmi “altro”.
Devo esplorarmi al di là dei confini abituali.
Devo accogliermi inaspettato.
Devo frequentarmi insolito.(*)
Fa che io abbia sempre occhi per vedere nell'Oscurità
Aperti a controllare tutto il Mondo nel quale mi hai mandato
perché... se non posso proteggerlo, che senso ha?
Aperti a controllare tutto il Mondo nel quale mi hai mandato
perché... se non posso proteggerlo, che senso ha?
* : Alessandro Pronzato
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